Può la relazione con gli alberi diventare parte di un nuovo paradigma della cura?
Da questa domanda nasce il Manifesto per una Spiritual Green Therapy, presentato a TuttoèVita Fest e firmato da Guidalberto Bormolini, monaco, antropologo, presidente della Fondazione TuttoèVita; Angelo Gemignani, ordinario di Neuropsicologia e Neuroscienze Cognitive, Università di Pisa; Stefano Mancuso, neurobiologo Università di Firenze. Andrea Mati, imprenditore sociale specializzato in spazi verdi terapeutici; Luigi de Vecchi, presidente di Fondazione Sylva
Il Manifesto non propone una teoria, ma apre un campo di ricerca. Parte da una consapevolezza ormai consolidata: la scienza documenta gli effetti positivi del contatto con la natura sulla salute fisica e psicologica. La sfida, oggi, è comprendere se quella relazione possa incidere anche su una terza dimensione della persona, quella spirituale.
Per questo il documento invita a costruire un dialogo tra neuroscienze, medicina, ecologia, antropologia e pratiche contemplative. L’obiettivo è sviluppare percorsi di ricerca e sperimentazione che mettano al centro una visione integrale dell’essere umano, in cui la cura della persona e quella della natura non siano due processi distinti, ma parte della stessa relazione.
È una prospettiva che parla anche alla missione di Fondazione Sylva. Perché rigenerare il paesaggio significa certamente piantare e custodire alberi, ma significa anche ricostruire il legame profondo tra le persone e il mondo. Non c’è rigenerazione ambientale senza rigenerazione culturale. E forse non può esserci una piena cura dell’essere umano senza riscoprire il posto che occupa nella trama della natura.


